Analisi e commenti ai principali fatti di società, costume, politica ed intrattenimento , con uno sguardo particolare sulla città di Milano
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sabato 8 maggio 2010

MISTERI DELLA FEDE


A quanto pare è possibile battere dio e senza ricorrere al Diavolo, ma è bastata una delle sue tante forme, quella del serpente, o meglio, il Biscione.
Con una partita perfetta a San Siro in cui il presunto dio si è trasformato improvvisamente in un uomo normale (un po' per merito dei nerazzurri e un po' per demeriti suoi) e con una prestazione difensiva che dire eccellente è un eufemismo (la doppia linea di difesa già usata con buoni risultati da Hiddink l'anno scorso con il Chelsea), la squadra di Milano è riuscita ad accedere alla finale di Madrid (dopo ben 38 anni, giusto per dare i meriti a questo antipaticissimo allenatore).
ora non resta che il grande slam, con 3 possibili titoli, di cui già uno (coppa italia) è stato vinto,anche grazie ad un eccessivo nervosismo della Roma, che ha pensato più a picchiare che a giocare come sa.

Riuscirà nell'impresa?ai posteri l'ardua sentenza

mercoledì 7 aprile 2010

E' POSSIBILE SFIDARE DIO?


Nell'Europa del calcio, l'unica squadra italiana che è ancora in lotta per qualcosa (una certa Champion's league) è l'Inter. Sembra incredibile, proprio il team che che ci ha sempre abituato a pessime figure in campo internazionale è quello su cui dobbiamo contare per avere l'anno prossimo 4 squadre in Europa e per dimostrare che il calcio italiano è ancora competitivo (nonostante ormai è dimostrato che come ascolti ed appeal è superato da Inghilterra, Spagna e Germania). Le altre "grandi squadre nostrane" ormai non sono più competitive nell'Europa che conta e a dimostrarlo sono le bruttissime prestazioni mostrate negli ultimi scontri con team stranieri.

L'Inter ha sempre avuto la "sindrome Europea" e contro formazioni quali Valencia, Villareal, Liverpool e Manchester è stata sempre schiacciata o comunque ha offerto prestazioni scarse e deludenti nel migliore dei casi (non consideriamo i vari casi di isteria collettiva).
Quest'anno, fase a gironi a parte, sembra che la storia sia cambiata, la squadra ha una mentalità diversa nell'affrontare le partite, con il Chelsea è entrata concentrata e tutti si sono espressi al massimo, con il CSKA (squadra decisamente più debole del Chelsea) l'andata è stata simile e il ritorno un semplice pro forma.

Il merito non è solo dei nuovi giocatori in campo (certo Lucio è meglio di Cordoba e Snejder ha aggiunto qualità in mezzo), ma di Josè Mourinho, lo Special One. così antipatico alla maggior parte della gente, così sicuro di se', ma che è riuscito a trasmettere questa sicurezza alla squadra. Ma non solo personalità, qualche capacità tecnica l'avrà pure ed infatti ha schierato la formazione migliore contro il Chelsea ed ha azzeccato tutti i cambi possibili. Con lui l'Inter sta iniziando a capire come si deve giocare in Europa (come faceva il Milan anni fa, seppur con un centrocampo più tecnico con Kakà, Pirlo e Seedorf), in questo caso abbandonando il tradizionale 4-4-2 con il rombo e giocando all'attacco con un 4-3-3, ma con i due attaccanti esterni obbligati a retrocedere e aiutare il centrocampo (che non può competere con alcune grandi d'Europa e che è rimasto nella sostanza mediocre) per poi ripartire subito alla prima occasione.

Il Barcellona è l'avversario più difficile che potesse capitare, anzi Messi è l'incubo peggiore che potesse capitare, un Dio del calcio (alla sua età Maradona non era così forte) vincere sarà difficilissimo, ma non impossibile, una squadra di nome Chelsea, l'anno scorso, sotto la guida dello stregone Hiddink era stata l'unica in grado di bloccare il Barcellona, fermando le fonti di gioco dei Blaugrana, cioè Xavi e Iniesta....questa è la chiave della partita, anche perchè se la palla dovesse arrivare a Messi, sarebbero dolori.

Solo una cosa è certa, la vincente tra Inter-Barcellona, si porterà a casa la coppa.

domenica 4 aprile 2010

SOLO L'UOMO PENITENTE POTRA' GIOCARE

Non si scusa. Anzi sì. Balotelli è stato reintegrato in squadra dall'Inter (non da Mourinho a cui spettano le decisioni tecniche, non quelle disciplinari) ma in realtà non ha fatto ammenda: ha chiesto scusa per la situazione che si era creata, non per il fatto che avrebbe commesso (o subito, secondo la sua opinione).
Di ciò che è accaduto quindi continuiamo a essere all'oscuro, perchè nè lui nè tantomeno allenatore e società hanno voluto chiarire. Lo verremo a sapere solo quando uno dei due protagonisti se ne andrà dall' Inter.
Ciò che conta comunque è che il giocatore sia tornato in campo e abbia segnato. Perchè tutto si può dire di Balotelli (e qualcosa anche a ragione), ma non si può negare che sia forte; deve sicuramente crescere, ma è forte. E pure molto.
Ma la sua maturazione non deve però essere affidata a questo tecnico (visti i risultati) o ai "paternali" consigli di Materazzi (che è nella lista delle dieci persone più ricercate dall' FBI per crimini sul rettangolo di gioco) ed Eto'o, autoproclamatosi suo tutor: almeno Vieri, ai tempi, si avvaleva della consulenza degli esperti del Cepu.

CIAO MAURIZIO



Era malato da tempo, si sapeva. E chi non ne era al corrente, se ne sarà sicuramente accorto guardando i suoi ultimi anni a Guida al Campionato.
Maurizio Mosca era uno dei pochi che discuteva di calcio avendo ben chiaro ciò di cui stesse parlando: semplicemente un gioco; e si era costruito un personaggio-macchietta che lo aiutava nell'intento di non prendersi (e non farsi prendere) sul serio. Precursore (assieme a Biscardi? No, lui purtroppo non ci fa, ci è) dell'opinionista caciarone, ha divertito, per anni, con siparietti e gag, i telespettatori sportivi di tutte le età. Non ci lascia un mito (i miti sono altri e siccome in Italia ne abbiamo sempre meno, non confondiamoli) ma sicuramente ci mancherà; soprattutto ora che il calcio parlato è sempre più nelle mani (e nelle bocche) di suoi cloni mal riusciti.
E scommettiamo che ora, da dove si trova, non avrà difficoltà ad azzeccare le sue bombe di mercato e i pronostici delle partite col pendolino.

P.S. Ahhhhhhhhhhhhhhhhh come gioca Del Piero.
Ciao Maurizio

sabato 13 marzo 2010

(DENTRO E) FUORI IN 60 SECONDI

Un film di Josè Mourinho, con Sulley Muntari, Josè Mourinho
Titolo originale (Dentro e) fuori in 60 secondi, Comico, Ratings: tifosi non interisti
Durata: 60 secondi. - Italia 2010



 TRAMA





Non pago di aver inserito a inizio ripresa il giocatore probabilmente più scarso a sua disposizione (Quaresma), al minuto 34 del secondo tempo Mourinho completa l'opera togliendo Cambiasso e sostituendolo con l'altro calciatore con il quale il portoghese si gioca il titolo di più scarso nella rosa dell'Inter, nonchè protagonista assoluto del film: Sulley Muntari.
Il suo impatto nella gara è travolgente: si fa ammonire, appena entrato, per un fallo su Martinez al limite dell'area di rigore. Poi, sul calcio di punizione successivo, colpisce con la mano la palla calciata da Mascara, meritandosi il secondo giallo e l'espulsione e regalando ai siciliani il rigore trasformato successivamente dallo stesso capitano del Catania con un pregevole colpo sotto...e il tutto in poco più di sessanta secondi!
La partita finirà 3-1 per i padroni di casa.
Era da tempo che non si assisteva ad una commedia italiana così ben diretta e interpretata.
Irresistibilmente esagerata, la pellicola di Josè Mourinho (qui anche attore co-protagonista) alterna momenti di vera e propria confusione tattica ad altri di pura comicità, culminati con l'ingresso in scena del giocatore ghanese; un ingresso volutamente tardato ai minuti decisivi della partita, per far meglio risaltare agli occhi dello spettatore lo scempio di questa scelta.
Josè Mourinho si rivela nuovamente (non che ce ne fosse bisogno) maestro unico (e unicamente) di spettacolo, e, parafrasando un suo celebre gesto, dovrebbero essere messi in manette tutti coloro che non se sono accorti e che continuano a definirlo un allenatore, sottovalutandone il genio artistico.
E, avendo avuto il film un così grande successo, c'è chi spera venga presto fatto un sequel o, perchè no, che la pellicola si trasformi in una saga.

giovedì 11 marzo 2010

FUORI DUE




Che il calcio In Italia fosse diventato mediocre lo si era capito da un pezzo; che le prospettive per il futuro fossero tutt'altro che rosee anche. Non stupiscono quindi le eliminazioni dalla Champions di Fiorentina e Milan avvenute contro 2 squadre semplicemente più forti (qualcuno obietterà sul Bayern Monaco, ma nè Milan nè Fiorentina hanno in squadra Robben e Ribery). Ora, affinchè il campionato italiano non si veda levare dalla UEFA, tra un anno, una squadra dalla manifestazione (passando a 3 dalle attuali 4) a vantaggio di quello tedesco, ci toccherà fare il tifo per l'Inter impegnata a Londra settimana prossima (ma io non credo lo farò!).
Se la Fiorentina ha il mezzo alibi del furto subito in Germania per opera dell'arbitro Øvrebø e del suo guardalinee (al ritorno però è stata in vantaggio e qualificata per 3 volte, sprecando tutto con le proprie forze, senza interventi esterni), la squadra più titolata al Mondo (con il proprietario miglior Premier degli ultimi 150 anni, il suo fantasista miglior trincatore di tutta la Milano da bere e l'amministratore delegato miglior sosia italiano di zio Fester della Famiglia Addams), è stata buttata fuori a calci senza se e senza ma.
Se dopo la partita d'andata sembrava quasi che il risultato fosse invertito, che non gli inglesi, ma i milanisti, avessero vinto 3-2 in trasferta, visti i proclami di vittoria per il ritorno di dirigenti, allenatore e maggior parte dell'opinione pubblica, la partita di Manchester non è stata nè più e nè meno di ciò che la logica suggerisse: una passeggiata. Quando una squadra fortissima, che negli ultimi 3 anni in questa competizione è uscita una volta in semifinale (contro un Milan stellare) e ha fatto 2 finali consecutive di cui una vinta, ne incontra un'altra che in estate ha sostituito il suo giocatore più forte (Kakà) con una mezza pippa (Huntelaar) ed è infarcita per lo più di vecchie glorie, ex giocatori e qualche giovane scarso, il risultato non può essere che zero possibilità di passare il turno e seri rischi di essere umiliati.
Siamo ora in attesa di vedere come reagirà la squadra in campionato (se conserverà o meno il secondo posto più che altro, perchè vincere lo scudetto è ancora più utopico che battere il Manchester) e soprattutto come reagiranno il patron e la società, se negheranno come al solito il problema, rifugiandosi nel ricordo di un recente e glorioso passato per giusticare un presente mediocre o capiranno che senza un vero progetto e senza spendere denaro la situazione può solo peggiorare.